Il Patto umano. Da Alan Turing alla People Analytics, uniti dal filo rosso della Compassione. La “People Ability”​.

di Carlo Rinaldi, Chief Marketing & Communication Officer di Glickon

If you really want to solve your puzzle, then you need all the help you can get. And they are not going to help you, if they do not like you.

La storia di Alan Turing è una di quelle che più mi affascina tra i grandi destini della scienza, innovazione, genio ed umanità. Trovo ci sia qualcosa di veramente unico e memorabile nel percorso dell’uomo che ha guidato gli sforzi dell’intelligence britannica durante la Seconda Guerra Mondiale per decrittare i messaggi in codice della Germania nazista – il famigerato Enigma – arrivando ad accorciare la durata del conflitto e salvare milioni di vite umane. Solo per poi morire suicida, in disgrazia, punito ed emarginato anche a causa della sua omosessualità.

E qualcosa di davvero speciale c’è anche perché la sua è una storia che arriva fino ai nostri giorni raccontandoci qualcosa di incredibilmente attuale. Reso un po’ più “famoso” – ma a mio avviso non ancora abbstanza – e, potremmo dire , mainstream dal film The Imitation Game, l’Alan Turing modificato à-la-Hollywood e interpretato da Benedict Cumberbatch è un personaggio apatico, asociale, “sherlockizzato” e che non viene visto bene dai propri collaboratori e sottoposti. Una forzatura storica, sicuramente, per rientrare all’interno dei canoni ben definiti del grande schermo. In un film che rimane eccezionale per la storia che riesce a narrare.

La linguetta dei lacci deve essere piatta come un pancake disse il papà ad Alan. “Papà, ma i pancake in genere vengono arrotolati!” rispose Alan a 5 anni.
Presto divenne antipatico a tutti. Scarso nei giochi di squadra preferiva gli scacchi e visto che pochi accettavano di giocare con lui, passava ore e ore a risolvere da solo complessi problemi scacchistici.

Eppure, tornando nella narrazione, l’Alan apatico e asociale ha un momento di epifania, grazie al prudente consiglio di Joan Clarke, in cui realizza una cosa tanto semplice quanto coraggiosa.

Da solo, non può farcela.

È lì che prende vita – e ci facciamo aiutare dalla riproduzione del film – la memorabile scena delle mele: con un semplice regalo ai suoi collaboratori, Alan ritiene di poterseli “accattivare”, di poter dimostrar loro la sua vicinanza e, forse, qualcosa di più: la sua compassione.

È un pensiero esagerato quasi grottesco, evidentemente il prodotto di una mente non abituata alla costruzione e alla cura di relazioni umane: eppure, quel semplice gesto produce un enorme risultato nel momento in cui Alan viene sollevato dal suo incarico solo per vedersi seguire e proteggere da quelli stessi collaboratori a cui Alan aveva regalato la mela. E che gli eviteranno, in questo modo, il licenziamento e il fallimento di una missione che poi, la storia ce lo confermerà, porterà a salvare tantissime vite umane.

Da una parte la scienza, il dato, la macchina, la tecnologia e dall’altro l’essere umano. O come mi piace dire: l’essere umani.

Alan Turing è un genio sensibile. Una storia che meriterebbe di essere ricordata da tutti. Perché se possiamo essere ciò che siamo lo dobbiamo anche alla sua genialità e caparbietà e, non di meno, sensibilità. Grazie alla risoluzione di “Enigma” attraverso la macchina denominata “Bomba” e da lui costruita – insieme al suo prezioso team – la guerra terminò con 2 anni di anticipo e si stima che siano state così salvate più di 14 milioni di vite umane. 14.000.000. Quattordici-milioni.

La lezione di Alan

La prima cosa che un leader, qualsiasi esso sia, sa, è che da solo non può nulla. Senza dimostrare vicinanza, compassione e umanità alle persone che si hanno affianco, chiunque si ritrovi a guidare un gruppo di persone si ritroverà inevitabilmente solo. Un investimento in compassione, quando si tratta di costruire la propria leadership, è un investimento a buon fine: questo insegnano le mele di Alan Turing. Come ha detto David Sassoli “è un investimento di fiducia. Il miglior investimento possibile.”

Mi piace pensare che sia un investimento che parte dall’ascolto e forse ancor prima, dal sentire. “Non è come pensi, è come senti”.

Ma che cos’è questa Compassione? Una parola da maneggiare con cura. Esprime un livello di vicinanza tra due o più essere umani che significa sentirsi profondamente orientati verso le stesse cose.

Penso sia un concetto che, se praticato e allenato, in un momento storico come quello attuale possa diventare quasi un elemento magico, una polvere magica, che unisca tutti noi, in un virtuale abbraccio umano.

Il Patto umano

Aprirci ad un pensiero della Compassione come un Patto fra e con le persone. Un Patto umano. Alla base dei temi scientifici legati alla People Analytics e dalla cosidetta People Experience. Un Patto fra organizzazioni e persone. Fra manager e collaboratori. Fra colleghi, proprio perché l’uno è collegato all’altro in questa rete che chiamiamo ONA, Organizational Network Analysis. Per questo mi chiedo:

E se il Patto quindi non fosse solo quello ambientale, climatico o alimentare? E la sostenibilità non solo quella delle risorse legate al pianeta, ma di umane risorse?

Un patto orientato al benessere che porta un impatto di migliore produttività organizzativa grazie ad una People Analytics orientata e guidata con Human Leadership.

Un nuovo Patto. Verso una sostenibilità, umana. Per ridurre gli sprechi di risorse, umane.

Un evento sulla Compassione

Eravamo in piena pandemia quando per la prima volta mi balenò l’idea di un evento sulla Compassione, la human leadership e il potere nascosto dei dati della People Analytics. Avevo chiesto un po’ in giro e i feedback che ricevevo erano più o meno sulla frequenza

“Meglio se parli di Empatia, altrimenti con questa cosa della Compassione rischi di non essere compreso”.

Ma ho sempre pensato alla Compassione come qualcosa di più forte, qualcosa che va con una direzione, un vettore ben preciso. E così ho iniziato a fare qualche chiamata e ho trovato persone straordinarie dal mondo dell’impresa, della scienza, dell’etica e del management che mi dicono subito: ci sto! L’8 febbraio del 2021 nasceva l’evento With Compassion, parte della serie di eventi del format Building Together.

Il tema, anticipato all’epoca, aveva suscitato un interesse e spunti di approfondimento straordinari, con 1.300 persone iscritte, un panel unico, con manager, accademici e studiosi tra gli speaker e temi che, già un anno fa e ancora di più oggi, assumono un significato veramente importante: quello di una nuova Leadership, più umana e guidata dalla Compassione dentro le organizzazioni. Insieme al tema dei dati e del loro uso come attivatori di ascolto, aiuto e collaborazione all’interno delle aziende.

Tre elementi – dati, compassione, leadership – che sembrano presi dalla storia di Alan Turing. Si direbbe che manchino solo le mele.
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The People dilemma

In questo articolo c’era già l’anteprima o forse, la domanda. Il People Dilemma.

L’ultimo anno ha confermato quanto questa intuizione abbia potuto aiutare a costruire nuovi stimoli e paradigmi all’interno delle organizzazioni e fra le persone.

Il mondo del lavoro ha continuato a cambiare in modo vorticoso, tra la crescita dello smart working – pervasivo negli aspetti della vita privata e personale – e il corrispondente aumento nel trend di dimissioni volontarie che riguarda soprattutto le fasce di popolazione più giovani, seguendo il trend della YOLO Economy.

Un eco che riprendo anche dal Sole24Ore:

«Si è quindi capito che la gentilezza e la cura pagano anche nelle relazioni professionali, in special modo quando a dare l’esempio sono i capi: la capacità di compassione nelle aziende è stata collegata a una maggiore collaborazione e fiducia, a maggiore capacità sociale e a una maggiore percezione del proprio valore da parte dei dipendenti».

Un’analisi che si conferma nel sondaggio di Gallup: in Usa, solo il 45% dei dipendenti ritieni che alla propria azienda importi come stanno, e un ambiente di lavoro tossico è decisivo nel 60% dei casi di dimissioni volontarie.

Credo che non serva altro per ragionare su quanto sia ancora utile e attuale parlare, oggi, di questi stessi temi.

Per questo, in una data difficile da dimenticare – il 22/2/2022 alle 2 pm – With Compassion torna per una 2nd edition imperdibile. Un panel esclusivo, con gli speaker dell’edizione 2021 che si ritrovano a microfoni aperti per analizzare cosa è successo nell’ultimo anno.

Insieme a me ci saranno infatti Marina Salamon di DoxaGuido Stratta di EnelMonica Magri di Adecco, Alberto Grignolo, former Co-CEO di H-Farm e a cui si aggiunge Laura Pezzotta, Head of Personalization Unit di Barilla.

Di cosa parleremo? Anzi, cosa ascolteremo?

La People Ability

Partiremo proprio da Alan Turing per cercare di dare forma al concetto che avevo lanciato durante la giornata della gratitudine, nell’evento Happiness at work lo scorso anno, cioè quello della

PeopleAbility, un nuovo paradigma di sostenibilità per le aziende che abbraccia, oltre agli aspetti sociali, economici e ambientali tipici della sostenibilità, quelli relativi alla sfera umana e personale. I loro affetti, il loro benessere, il loro coinvolgimento: tasselli fondamentali di un mosaico che le aziende non si possono permettere di trascurare. Un mosaico che ho voluto chiamare per l’appunto People Ability, in una crasi che unisce l’essere umano alla sostenibilità, passando per la sua abilità-sostenibile di creare relazioni e fare accadere le cose.

Il ruolo del manager, infatti, è cambiato radicalmente negli ultimi anni. Le vicende legate alla pandemia hanno richiesto che i decisori aziendali, di tutti i livelli, e in generale tutti coloro che hanno responsabilità di team e persone, si sono trovati ad aiutare le persone a superare gli effetti negativi della pandemia, nella sfera lavorativa quanto in quella privata.

Lo ha raccontato bene la Harvard Business Review, nel suo articolo Connect with Empathy, but lead with Compassion:

«Instead of carrying that burden of empathy, you can learn to experience the uplifted experience of compassion». Una vera e propria chiamata alla responsabilità per i manager di rifarsi al concetto della compassione, considerata come una evoluzione dell’empatia (da “sono qui e ti capisco” a “sono qui per aiutarti”).

Vi aspetto quindi su LinkedIn, perché sia un evento corale, portando come lo scorso anno ogni partecipante su questo palco virtuale. Insieme a me, a tutti gli speaker e ad un piccolo pezzetto di quel gigante che è stato Alan Turing. Ci vediamo il 22/2/2022 alle 2pm!

https://www.linkedin.com/video/event/urn:li:ugcPost:6892827834055016448/

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La storia di Alan Turing è una di quelle che più mi affascina tra i grandi destini della scienza, innovazione, genio ed umanità. Trovo ci sia qualcosa di veramente unico e memorabile nel percorso dell’uomo che ha guidato gli sforzi dell’intelligence britannica durante la Seconda Guerra Mondiale per decrittare i messaggi in codice della Germania nazista – il famigerato Enigma – arrivando ad accorciare la durata del conflitto e salvare milioni di vite umane. Solo per poi morire suicida, in disgrazia, punito ed emarginato anche a causa della sua omosessualità.

E qualcosa di davvero speciale c’è anche perché la sua è una storia che arriva fino ai nostri giorni raccontandoci qualcosa di incredibilmente attuale. Reso un po’ più “famoso” – ma a mio avviso non ancora abbstanza – e, potremmo dire , mainstream dal film The Imitation Game, l’Alan Turing modificato à-la-Hollywood e interpretato da Benedict Cumberbatch è un personaggio apatico, asociale, “sherlockizzato” e che non viene visto bene dai propri collaboratori e sottoposti. Una forzatura storica, sicuramente, per rientrare all’interno dei canoni ben definiti del grande schermo. In un film che rimane eccezionale per la storia che riesce a narrare.

La linguetta dei lacci deve essere piatta come un pancake disse il papà ad Alan. “Papà, ma i pancake in genere vengono arrotolati!” rispose Alan a 5 anni.
Presto divenne antipatico a tutti. Scarso nei giochi di squadra preferiva gli scacchi e visto che pochi accettavano di giocare con lui, passava ore e ore a risolvere da solo complessi problemi scacchistici.

Eppure, tornando nella narrazione, l’Alan apatico e asociale ha un momento di epifania, grazie al prudente consiglio di Joan Clarke, in cui realizza una cosa tanto semplice quanto coraggiosa.

Da solo, non può farcela.

È lì che prende vita – e ci facciamo aiutare dalla riproduzione del film – la memorabile scena delle mele: con un semplice regalo ai suoi collaboratori, Alan ritiene di poterseli “accattivare”, di poter dimostrar loro la sua vicinanza e, forse, qualcosa di più: la sua compassione.

È un pensiero esagerato quasi grottesco, evidentemente il prodotto di una mente non abituata alla costruzione e alla cura di relazioni umane: eppure, quel semplice gesto produce un enorme risultato nel momento in cui Alan viene sollevato dal suo incarico solo per vedersi seguire e proteggere da quelli stessi collaboratori a cui Alan aveva regalato la mela. E che gli eviteranno, in questo modo, il licenziamento e il fallimento di una missione che poi, la storia ce lo confermerà, porterà a salvare tantissime vite umane.

Da una parte la scienza, il dato, la macchina, la tecnologia e dall’altro l’essere umano. O come mi piace dire: l’essere umani.

Alan Turing è un genio sensibile. Una storia che meriterebbe di essere ricordata da tutti. Perché se possiamo essere ciò che siamo lo dobbiamo anche alla sua genialità e caparbietà e, non di meno, sensibilità. Grazie alla risoluzione di “Enigma” attraverso la macchina denominata “Bomba” e da lui costruita – insieme al suo prezioso team – la guerra terminò con 2 anni di anticipo e si stima che siano state così salvate più di 14 milioni di vite umane. 14.000.000. Quattordici-milioni.

La lezione di Alan

La prima cosa che un leader, qualsiasi esso sia, sa, è che da solo non può nulla. Senza dimostrare vicinanza, compassione e umanità alle persone che si hanno affianco, chiunque si ritrovi a guidare un gruppo di persone si ritroverà inevitabilmente solo. Un investimento in compassione, quando si tratta di costruire la propria leadership, è un investimento a buon fine: questo insegnano le mele di Alan Turing. Come ha detto David Sassoli “è un investimento di fiducia. Il miglior investimento possibile.”

Mi piace pensare che sia un investimento che parte dall’ascolto e forse ancor prima, dal sentire. “Non è come pensi, è come senti”.

Ma che cos’è questa Compassione? Una parola da maneggiare con cura. Esprime un livello di vicinanza tra due o più essere umani che significa sentirsi profondamente orientati verso le stesse cose.

Penso sia un concetto che, se praticato e allenato, in un momento storico come quello attuale possa diventare quasi un elemento magico, una polvere magica, che unisca tutti noi, in un virtuale abbraccio umano.

Il Patto umano

Aprirci ad un pensiero della Compassione come un Patto fra e con le persone. Un Patto umano. Alla base dei temi scientifici legati alla People Analytics e dalla cosidetta People Experience. Un Patto fra organizzazioni e persone. Fra manager e collaboratori. Fra colleghi, proprio perché l’uno è collegato all’altro in questa rete che chiamiamo ONA, Organizational Network Analysis. Per questo mi chiedo:

E se il Patto quindi non fosse solo quello ambientale, climatico o alimentare? E la sostenibilità non solo quella delle risorse legate al pianeta, ma di umane risorse?

Un patto orientato al benessere che porta un impatto di migliore produttività organizzativa grazie ad una People Analytics orientata e guidata con Human Leadership.

Un nuovo Patto. Verso una sostenibilità, umana. Per ridurre gli sprechi di risorse, umane.

Un evento sulla Compassione

Eravamo in piena pandemia quando per la prima volta mi balenò l’idea di un evento sulla Compassione, la human leadership e il potere nascosto dei dati della People Analytics. Avevo chiesto un po’ in giro e i feedback che ricevevo erano più o meno sulla frequenza

“Meglio se parli di Empatia, altrimenti con questa cosa della Compassione rischi di non essere compreso”.

Ma ho sempre pensato alla Compassione come qualcosa di più forte, qualcosa che va con una direzione, un vettore ben preciso. E così ho iniziato a fare qualche chiamata e ho trovato persone straordinarie dal mondo dell’impresa, della scienza, dell’etica e del management che mi dicono subito: ci sto! L’8 febbraio del 2021 nasceva l’evento With Compassion, parte della serie di eventi del format Building Together.

Il tema, anticipato all’epoca, aveva suscitato un interesse e spunti di approfondimento straordinari, con 1.300 persone iscritte, un panel unico, con manager, accademici e studiosi tra gli speaker e temi che, già un anno fa e ancora di più oggi, assumono un significato veramente importante: quello di una nuova Leadership, più umana e guidata dalla Compassione dentro le organizzazioni. Insieme al tema dei dati e del loro uso come attivatori di ascolto, aiuto e collaborazione all’interno delle aziende.

Tre elementi – dati, compassione, leadership – che sembrano presi dalla storia di Alan Turing. Si direbbe che manchino solo le mele.
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The People dilemma

In questo articolo c’era già l’anteprima o forse, la domanda. Il People Dilemma.

L’ultimo anno ha confermato quanto questa intuizione abbia potuto aiutare a costruire nuovi stimoli e paradigmi all’interno delle organizzazioni e fra le persone.

Il mondo del lavoro ha continuato a cambiare in modo vorticoso, tra la crescita dello smart working – pervasivo negli aspetti della vita privata e personale – e il corrispondente aumento nel trend di dimissioni volontarie che riguarda soprattutto le fasce di popolazione più giovani, seguendo il trend della YOLO Economy.

Un eco che riprendo anche dal Sole24Ore:

«Si è quindi capito che la gentilezza e la cura pagano anche nelle relazioni professionali, in special modo quando a dare l’esempio sono i capi: la capacità di compassione nelle aziende è stata collegata a una maggiore collaborazione e fiducia, a maggiore capacità sociale e a una maggiore percezione del proprio valore da parte dei dipendenti».

Un’analisi che si conferma nel sondaggio di Gallup: in Usa, solo il 45% dei dipendenti ritieni che alla propria azienda importi come stanno, e un ambiente di lavoro tossico è decisivo nel 60% dei casi di dimissioni volontarie.

Credo che non serva altro per ragionare su quanto sia ancora utile e attuale parlare, oggi, di questi stessi temi.

Per questo, in una data difficile da dimenticare – il 22/2/2022 alle 2 pm – With Compassion torna per una 2nd edition imperdibile. Un panel esclusivo, con gli speaker dell’edizione 2021 che si ritrovano a microfoni aperti per analizzare cosa è successo nell’ultimo anno.

Insieme a me ci saranno infatti Marina Salamon di DoxaGuido Stratta di EnelMonica Magri di Adecco, Alberto Grignolo, former Co-CEO di H-Farm e a cui si aggiunge Laura Pezzotta, Head of Personalization Unit di Barilla.

Di cosa parleremo? Anzi, cosa ascolteremo?

La People Ability

Partiremo proprio da Alan Turing per cercare di dare forma al concetto che avevo lanciato durante la giornata della gratitudine, nell’evento Happiness at work lo scorso anno, cioè quello della

PeopleAbility, un nuovo paradigma di sostenibilità per le aziende che abbraccia, oltre agli aspetti sociali, economici e ambientali tipici della sostenibilità, quelli relativi alla sfera umana e personale. I loro affetti, il loro benessere, il loro coinvolgimento: tasselli fondamentali di un mosaico che le aziende non si possono permettere di trascurare. Un mosaico che ho voluto chiamare per l’appunto People Ability, in una crasi che unisce l’essere umano alla sostenibilità, passando per la sua abilità-sostenibile di creare relazioni e fare accadere le cose.

Il ruolo del manager, infatti, è cambiato radicalmente negli ultimi anni. Le vicende legate alla pandemia hanno richiesto che i decisori aziendali, di tutti i livelli, e in generale tutti coloro che hanno responsabilità di team e persone, si sono trovati ad aiutare le persone a superare gli effetti negativi della pandemia, nella sfera lavorativa quanto in quella privata.

Lo ha raccontato bene la Harvard Business Review, nel suo articolo Connect with Empathy, but lead with Compassion:

«Instead of carrying that burden of empathy, you can learn to experience the uplifted experience of compassion». Una vera e propria chiamata alla responsabilità per i manager di rifarsi al concetto della compassione, considerata come una evoluzione dell’empatia (da “sono qui e ti capisco” a “sono qui per aiutarti”).

Vi aspetto quindi su LinkedIn, perché sia un evento corale, portando come lo scorso anno ogni partecipante su questo palco virtuale. Insieme a me, a tutti gli speaker e ad un piccolo pezzetto di quel gigante che è stato Alan Turing. Ci vediamo il 22/2/2022 alle 2pm!

https://www.linkedin.com/video/event/urn:li:ugcPost:6892827834055016448/

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