Onboarding experience e dati per migliorare le assunzioni

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Onboarding experience e dati: quando la people analytics migliora i processi di assunzione

Le aziende iniziano a capire sempre di più, giorno dopo giorno, l’importanza della people analytics. Al Geekup di Seattle, Fresia Jackson, Senior People Scientist di Culture Amp ha parlato dell’utilità dei dati nei processi di assunzione, soprattutto quando si tratta di onboarding. Ecco perché parliamo di onboarding experience e dati.

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Dave Aspas (HR Data Analyst presso Microsoft), Rachel Cougan (VP of People di Textio) e Matt Kennedy (direttore di Talent Management Solutions presso Starbucks) hanno alcuni metodi in comune per utilizzare l’analisi quando si parla di onboarding experience. In che modo soddisfano i neoassunti?

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1. Il potere dell’onboarding

onboarding experience e dati

 

Si sa, la prima impressione conta. Un errore comune nelle aziende è quello di ignorare del tutto il processo di onboarding. Stando a quanto afferma Dave Haspas, grazie ai dati è stato dimostrato che cattive esperienze di onboarding generano tassi di attrition molto elevati durante il primo anno di lavoro.

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Ecco perché i sondaggi sono estremamente utili. In poco tempo possono evidenziare eventuali debolezze e aspetti negativi del processo di assunzione. Una volta migliorati i touchpoint deludenti, sarà possibile migliorare l’intero processo, rendendolo un’esperienza positiva.

Secondo Matt Kennedy, è importante che la transizione da candidato a dipendente sia il più semplice possibile. Onboarding experience negativa significa partire col piede sbagliato: l’intera azienda ne risentirà col passare del tempo.

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Onboarding experience e dati: adattare il processo di assunzione ai valori aziendali

Ogni azienda ha un insieme di valori unico e il processo di integrazione dovrebbe rispecchiarli. Ecco perché è fondamentale conoscere i valori della propria azienda.

I candidati dovrebbero riconoscere i valori aziendali già dal processo di assunzione. Questo è un touchpoint molto importante per avere dipendenti realmente impegnati. Starbucks, per esempio, ha investito molto tempo per capire quale dei suoi valori sia più significativo per dipendenti e clienti ed ha sviluppato un programma di onboarding abbinato ad essi.


Soddisfare i bisogni dei candidati

Secondo Dave Haspas, è fondamentale che sin dal processo di onboarding si sviluppi un senso di appartenenza all’interno dell’azienda. In che modo onboarding experience e dati possono collaborare in questo caso?

L’utilizzo dei dati aiuta a individuare quali sono i bisogni dei candidati e, una volta individuati, aiuta a capire se sono o non sono soddisfatti durante il processo di onboarding.

La gerarchia dei bisogni è cambiata. In un’era dominata dal digitale, va considerata la sicurezza, per esempio. Successivamente arriva il senso di appartenenza.

Rachel Cougan, nel suo precedente ruolo di direttore di Employee Experience in Chef, ha notato insieme al suo team una disconnessione tra prodotto e impiegati. Come risolvere la situazione?

Hanno avviato un corso di formazione per chiunque non avesse una formazione tecnica (o semplicemente per chi vuole tenersi aggiornato). Avere una comprensione base del prodotto è fondamentale per i dipendenti.


In conclusione…

L’onboarding è un aspetto fondamentale del processo di assunzione e può avere un impatto significativo sulla produttività del neoassunto. Tutto questo, col passare del tempo, si rifletterà sull’azienda.