Onboarding e retention, la loro importanza

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Molte aziende non mantengono le promesse fatte durante il recruiting, danneggiando onboarding e retention

La maggior parte delle aziende desidera i talenti migliori e non si vergognano di certo nel spiegarlo chiaramente. Sono alla ricerca di candidati promettendo un ambiente unico, vantaggi ed opportunità durante la fase di recruiting. E la value proposition (EVP) dell’impresa diventa una distrazione il cui scopo è attirare i migliori talenti. L’EVP di un’azienda, invece, dovrebbe stabilire le aspettative per il resto dell’esperienza dei nuovi impiegati. Ecco perché parliamo di onboarding e retention.

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Purtroppo, molte aziende non mantengono le promesse fatte durante il recruiting, danneggiando quindi onboarding e retention. Secondo uno studio condotto da Gallup, soltanto il 12% dei dipendenti si sente soddisfatto del processo di onboarding della propria azienda. Questo aspetto ostacola la formazione di un legame emotivo tra azienda e nuovo arrivato – un passaggio che può creare o interrompere la fidelizzazione.

Secondo la Society for Human Resource Management (SHRM), la percentuale di turnover dei dipendenti può raggiungere il 50% nei primi 18 mesi di lavoro. Perdere un dipendente è senz’altro un costo per l’azienda.

Come evitare di perdere un dipendente?

La decisione di unirsi ad una nuova azienda è spesso accompagnata dal volerne abbandonare un’altra, per cui per un dipendente c’è sempre l’aspettativa che il nuovo ruolo sia migliore dell’ultimo. Si tratta di una scelta difficile, basata su ricerche online, su opinioni di amici, familiari e colleghi.

Dopo aver preso questa decisione, tutte le interazioni che le persone hanno con il nuovo datore di lavoro creano la percezione sull’ambiente lavorativo. Lato dipendente, l’onboarding prevede una serie di prime volte. Primo giorno di lavoro, prima incontro con manager e colleghi, primi progetti e attività, prime opportunità di condividere il talento con azienda.

I primi giorni di lavoro dipenderanno molto dalla percezione che i dipendenti hanno avuto dell’azienda. Ecco perché le compagnie dovrebbero assicurarsi che i nuovi assunti si sentano accolti e apprezzati, sviluppando rapidamente un senso di appartenenza.

Lato employer, l’onboarding è il momento migliore per esprimere l’EVP e le promesse fatte durante il periodo di ricerca e candidatura.

La transizione da candidato a dipendente dovrebbe essere un passaggio naturale. La relazione employee-employer rischia di partire con il piede sbagliato se l’energia e l’entusiasmo dei primi giorni vengono affossati per X motivi. Lasciare un’azienda durante il periodo iniziale, è più normalità che eccezione.

In conclusione…

Le aziende dovrebbero trattare l’onboarding con la quantità appropriata di entusiasmo (uguale o maggiore) di quella delle nuove assunzioni. Il tempo che precede e si estende oltre il primo giorno di lavoro è tutto parte dell’onboarding.

Accogli i nuovi assunti come se fossero i talenti unici che hai selezionato diligentemente. Non dare il giusto benvenuto ai dipendenti rischia di compromettere sin dall’inizio onboarding e retention.

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