La disposizione d’animo delle persone: una via verso la resilienza organizzativa

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Questo articolo parte dagli spunti condivisi in occasione della tavola rotonda People Engagement, del Forum HR 2020 organizzato da Comunicazione Italiana.

Esiste una relazione tra people engagement e business performance?

A cosa occorre dare priorità?

Con quali strumenti e quali azioni i leader delle organizzazioni possono misurare questa correlazione?

Il contesto attuale ci sia la misura di quanto sia impossibile negare la relazione tra le persone e i risultati economici dell’azienda, tra engagement e rendimento professionale.

Persone e Performance: due asset strategici per qualunque azienda

Qualsiasi organizzazione di successo deve fare leva su due “asset”: l’engagement delle persone (o la disposizione d’animo, il sentiment) e le risorse finanziarie. Le risorse provengono in genere da fonti esterne e sono la somma di tutti i parametri finanziari che contribuiscono alla salute dell’organizzazione. Sono piuttosto facili da quantificare.

La disposizione d’animo, o sentiment, al contrario è intangibile e più difficile da quantificare. Stiamo parlando di sentimenti e impulsi che la gente prova nei confronti del proprio lavoro.

Tutti i leader concordano che entrambi questi asset siano fondamentali. Il problema è che la disposizione d’animo e le risorse non potranno mai avere la stessa priorità. Ogni leader sostiene che le persone sono importanti ma ha le proprie preferenze per quanto riguarda l’ordine delle priorità: la crescita, i clienti, i dipendenti, i talenti. E così via…

Una riserva infinita di passione: dal sentiment alla resilienza organizzativa

Le risorse sono limitate mentre è possibile generare una riserva infinita di passione, volontà, forza d’animo. Le organizzazioni che scelgono di operare con una preferenza per la disposizione d’animo sono in definitiva più resistenti, più resilienti.

Negare la relazione tra sentimenti e rendimento professionale appartiene a un modo limitato di concepire la leadership, in particolare in questo periodo di crisi. Non possiamo chiedere alle persone di essere felici o ispirate ma possiamo creare uno spazio dove le persone si sentano libere di essere sé stesse, di sbagliare, sentano fiducia e diventino responsabili e affidabili nel portare un risultato.

Come possiamo misurare tutto questo? Cosa possiamo fare?

I dati per ascoltare i sentimenti e incentivare comportamenti virtuosi

In Glickon in questi mesi abbiamo visto quanto sia vincente puntare su tre cose:

  • la prima è la rilevazione dei sentimenti attraverso algoritmi di Natural Language Processing applicati a dati raccolti in sondaggi con le persone o provenienti da strumenti di comunicazione e collaborazione interna;
  • la seconda è mettere insieme questi dati con tutti i dati delle persone e del business e trovare indici di correlazione, ovvero non una relazione causa-effetto ma quando due eventi avvengono contestualmente;
  • la terza è avere una piattaforma di azione attraverso la quale modellare i comportamenti che vogliamo vedere e incentivare le azioni delle persone.

Il gioco può essere uno straordinario strumento per incentivare comportamenti virtuosi, per ingaggiare le persone e innescare dinamiche di influenza reciproca: può essere la lingua franca attraverso la quale ci si parla, trasformando messaggi e processi nati per essere noiosi in semplici, divertenti e ingaggianti.

Vuoi approfondire il tema della resilienza di persone e organizzazioni? Clica sul pulsante qui sotto e registrati all’evento 2020+1: Moving from uncertainty to Resilience, il 3 dicembre alle 9.30.

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