Il Buddy in azienda: la strategia per un onboarding di successo

Glickon Blog

Arianna Mandaradoni

Sales Development Representative | Glickon

 

Coming together is a beginning. Keeping together is progress. Working together is success

 

 

Così sosteneva tempo fa Henry Ford, anche se questo concetto è più che mai attuale. 

 

Con l'aumento del job hopping, tendenza presente soprattutto tra le nuove generazioni, il presidio di tematiche come engagement e retention diventa fondamentale per le aziende per scoraggiare la possibilità che i propri talenti decidano di abbandonarle.  

Per questo assume un'importanza sostanziale assistere il neoassunto fin dal suo primo ingresso in azienda, facendo leva su ciò che a livello strategico risulta funzionare maggiormente: il contatto umano

In ambito aziendale negli ultimi anni ha assunto un'importanza sempre maggiore la figura del buddy, cioè un vero e proprio “mentor” che si fa custode della crescita professionale dei giovani neoassunti contribuendo a sostenerne la motivazione e la performance in azienda. Non è dunque un caso che buddy si traduca proprio come 'amico' o 'compagno'.

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Quali caratteristiche deve avere un buon buddy per un onboarding efficace?

Poiché la sua funzione primaria è quella di far sentire a proprio agio il nuovo entrato e motivarlo nelle sue task quotidiane, il buddy deve necessariamente essere:

  • empatico, per riuscire a comprendere eventuali disagi e necessità particolari del nuovo assunto;
  • un buon comunicatore, deve cioè essere in grado di incoraggiare un dialogo aperto e sincero
  • motivato, ovvero deve avere una visione positiva del proprio lavoro affinché tale prospettiva possa trasmettersi ai neo assunti con successo.

Il processo di Onboarding infatti non riguarda semplicemente l'acquisizione di competenze tecnico-specialistiche da parte della nuova risorsa, ma si estende fino ad includere la dimensione relazionale che ha come principale obiettivo quello di supportare il neoassunto facilitandone l'apprendimento per renderlo produttivo nel minor tempo possibile. 

In ogni caso è considerata buona prassi affidare l’ownership dell'intero processo di Onboarding sotto la piena responsabilità della linea manageriale poiché i Buddy sono figure di supporto sia per i manager che per le nuove risorse.

 

Quali vantaggi offre il buddy a un processo di onboarding?

I benefici derivanti dall'implementazione della figura del buddy si hanno non solo per l'azienda e per il neoassunto, ma anche per il buddy stesso. Vediamoli tutti. 

Benefici per il neoassunto:

  • assistenza dedicata 
  • networking immediato
  • singolo punto di riferimento
  • perfetta conoscenza delle procedure base 
  • autonomia raggiunta in tempi più brevi

La possibilità di avere come punto di riferimento una figura dedicata che segua il neoassunto passo passo nel diventare autonomo all'interno dell'azienda, fa sì che quest'ultimo possa raggiungere più rapidamente una perfetta conoscenza di valori, cultura e processi aziendali.

Inoltre, il buddy contribuisce a ridurre l'incertezza e la confusione tipica del nuovo ambiente di lavoro rispondendo a domande operative in tempi brevi. 

Benefici per l'azienda: 

  • aumento della motivazione e della fidelizzazione dei dipendenti
  • miglioramento della comunicazione tra dipendenti
  • Miglior sviluppo dei dipendenti
  • Processi di lavoro di qualità condivisa
  • Aumento della produttività dei dipendenti

Attraverso la figura del buddy l'azienda aumenta la motivazione, la fidelizzazione e la qualità degli output dei propri dipendenti, che in questo caso potranno fare affidamento su una comunicazione più agile e snella e su valori condivisi

Benefici per il buddy:

  • Riconoscimento della sua figura come 'strong performer'
  • Opportunità di motivare gli altri
  • Ampio network
  • Una prospettiva fresca e dinamica del lavoro
  • Migliori capacità di leadership e mentoring

Poiché il buddy rappresenta una figura chiave nel processo di onboarding, è necessario che conosca molto bene i desiderata e le best practice del proprio ruolo per poterle trasmetterle al meglio al nuovo entrato. Grazie a questo ruolo, il buddy potrà sviluppare capacità di leadership e team building

Conclusioni

La figura del buddy è sempre più diffusa tra le aziende italiane, non a caso il 59% delle imprese certificate TOP Employers affida interamente a questa figura il processo di Onboarding. 

Le ricerche sinora condotte nelle aziende italiane dimostrano che sia il manager che i collaboratori rappresentano una fonte diretta di supporto sociale e contribuiscono ad alleviare lo stress lavoro correlato e a diminuire il tasso di turnover. Dunque un ambiente lavorativo supportivo e relazioni collaborative hanno un impatto significativo sui risultati ottenuti dai lavoratori.

La creazione di una Buddy community diventerà, quindi, una scelta strategica per tutte quelle aziende che vorranno assicurare ai propri neoassunti un processo di Onboarding qualitativamente vincente configurandosi come interlocutori affidabili ed ingaggianti.

 

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