10 errori comuni da evitare nella tua strategia di Employer Branding

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L’ottimizzazione di una strategia di employer branding comporta una notevole quantità di tentativi ed errori. Dopotutto, chi si occupa di employer branding ha a che fare con persone e con una serie di fattori che sono soggetti a costanti cambiamenti: condizioni economiche, valore dei dipendenti, etc…Tuttavia è possibile ridurre la quantità di esperimenti, evitando gli errori più comuni, che vi presentiamo in una lista.

Errore #1. La strategia di employer branding non è un progetto

Molto spesso l’errore più comune commesso dal professionista che si occupa di employer branding è quello di considerare questa attività come un progetto. Ad esempio considerandola come una singola attività di HR/marketing, per un periodo di tempo determinato. Sfortunatamente non è così, infatti una solida reputazione in termini di brand richiede uno sforzo costante ed a lungo termine.

Come evitare questo errore nella tua strategia di employer branding?

Adotta lo stesso approccio business-critical a lungo termine per costruire la tua strategia di employer branding. Monitora gli effetti a lungo termine sia sulla reputazione del marchio all’esterno, sia internamente, analizzando il sentiment dei dipendenti. Infine, rivedi ed aggiorna periodicamente per assicurati un costante miglioramento e per verificare se la strada intrapresa è quella corretta.

Errore #2. Perdere il focus della tua strategia di employer branding

Le aziende perseguono obiettivi multipli non collegati tra loro o, peggio, in conflitto tra loro. Di conseguenza, l’attenzione dell’organizzazione sull’employer branding si attenua, diminuendo l’impatto sulla società stessa.

Come evitare questo errore nella tua strategia di employer branding?

Per evitare questo errore comune, è necessario sottolineare l’importanza della strategia, rispetto alle singole componenti. Un approccio sistematico all’employer branding garantisce che tutte le componenti lavorino insieme e si rafforzino reciprocamente per massimizzare l’impatto.

Errore #3. Promettere mari e monti nella tua strategia di employer branding

Un piano ambizioso per attrarre, coinvolgere e trattenere individui di talento è ammirevole, ma un piano eccessivamente ambizioso sarà controproducente. Se ad esempio le promesse fatte ai nuovi assunti, rispetto alla cultura aziendale, piuttosto che ai benefit, non vengono rispettate, essi si sentiranno delusi e saranno i primi influencer negativi dell’azienda.

Come evitare questo errore nella tua strategia di employer branding?

Per evitare questo errore comune di overpromising, è necessario disporre di un piano che garantisca il raggiungimento ed il mantenimento di uno standard costantemente elevato.

Errore #4. Evita una strategia di employer branding scontata

Bisogna sempre tenere a mente che la strategia di employer branding può “suonare” come tutte le altre. Questo è un problema. Se vuoi che la tua strategia di employer branding si distingua dalla massa, è importante capire come e perché affinare il proprio EVP (Employee Value Proposition).

Quando butti giù il tuo EVP, in prima battuta raccogli delle affermazioni che descrivano le qualità chiave che vuoi evidenziare nella tua strategia di employer branding. Lo scopo iniziale di questo esercizio è quello di andare a definire le giuste priorità su cui concentrarsi. Il lavoro successivo che andrebbe svolto è quello di raccogliere tutte queste affermazioni e descrizioni e pomparle con un po di creatività. Prova ad uscire dall’ovvio e dal generico, evita i vari “leader di mercato..”, “azienda innovativa…” e cerca di trovare una proposizione unica, capace di contraddistinguere la tua azienda e quindi la tua strategia di employer branding.

strategia di employer branding

 

Errore #5. Essere ossessionati dallo slogan

Uno slogan, un claim intelligente fornisce un ottimo slancio per una campagna di employer branding. Quindi concentrarsi sulla creazione dello stesso, non è affatto un’idea sbagliata. Tuttavia non basta. Dopo aver conquistato l’attenzione delle persone, le stesse hanno bisogno di contenuti più ricchi e vari per mantenere alto il loro interesse nei confronti dell’azienda.

Errore #6. Sottovalutare le risorse in grado di creare contenuti di qualità per la tua strategie di employer branding

Creare dei contenuti utili a costruire una forte presenza del marchio, richiede un investimento considerevole e continuo. Per farlo correttamente, è necessario pubblicare nuovi contenuti pertinenti, con una cadenza periodica e seguendo un piano editoriale. Per alleviare l’onere della creazione dei contenuti, ecco alcuni suggerimenti:

  • Utilizzare strumenti come Hootsuite per programmare e coordinare lo sviluppo e la consegna dei contenuti all’interno dei social network aziendali.
  • Distribuire la responsabilità dello sviluppo dei contenuti a tutta l’azienda. Ogni dipartimento dovrebbe essere coinvolto nella creazione di contenuti.
  • Riscrivi i contenuti che la tua organizzazione ha già sviluppato per altri scopi e che potrebbero essere rilevanti per dipendenti e potenziali clienti.
  • Utilizza strumenti come i feed RSS ed i social per aggregare e condividere i contenuti

Errore #7. Non dimenticare di connettere la strategie di employer branding con l’effettiva esperienza del dipendente

L’employer branding implica la creazione di un ottimo posto di lavoro. Purtroppo, troppo spesso, le iniziative strategiche e di comunicazione si scontrato con la realtà dei fatti. Di conseguenza, spesso si verifica una disconnessione tra l’esperienza di lavoro ed il messaggio che si veicola all’esterno dell’azienda. Questo si traduce in un duplice problema:

  • Le promesse del datore di lavoro non sono allineate con l’esperienza dei dipendenti. Questo provoca un pessimo passaparola.
  • La comunicazione relativa alla strategia di employer branding non è efficace e non riesce a catturare e a trasmettere l’essenza vera dell’esperienza di lavoro.

Come evitare questo errore nella tua strategia di employer branding?

  • Condividi e chiedi sempre degli output ai tuoi dipendenti, attraverso sondaggi e focus group. L’obiettivo sarà quello di avere chiaro la proprio Employee Value Proposition
  • Monitora e valuta l’esperienza dei dipendenti su base continua e apporta le modifiche necessarie per garantire che l’azienda rispetti tutte le sue promesse
  • Coinvolgi i dipendenti nella creazione dei contenuti, con l’obiettivo di dare ai potenziali candidati (ma anche clienti) una percezione genuina di come realmente funziona l’azienda.

Errore #8. Spegnere troppo presto una campagna di employer branding

Il branding di qualsiasi tipo è molto più simile a una maratona che a uno sprint e quasi mai si riscontrato dei benefici immediati. Quindi non scoraggiarti alla prima delusione, ma prova, testa e crea micro-esperimenti a basso budget.

Errore #9. Non riuscire ad imparare dalle proprie esperienze

Una delle chiavi di successo di un’attività di marketing è scoprire cosa funziona e cosa no, nel più breve tempo possibile. Lo stesso vale per una strategia di employer branding. Traccia i risultati, utilizza l’analisi, quando possibile, per tracciare metriche e KPIs e confrontale con i competitor e su base temporale. Man mano che raccogli e analizzi i dati, inizia a sviluppare un’idea più chiara di cosa funziona, cosa no e cosa potrebbe funzionare meglio. Utilizza queste informazioni per migliorare in maniera costante la tua strategia di employer branding.

Conclusioni

Strutturare una strategia di employer branding non è mai un’attività semplice, molto spesso bisogna davvero essere connessi e correlati con diversi reparti aziendali. Molto spesso però le strategia di employer branding falliscono perché non si prova ad andare oltre, ma ci si ferma ad impostare l’attività in maniera accademia, dimenticando che sul mercato HR tech sono presenti diverse soluzioni utili a realizzare il proprio obiettivo di employer branding; in glickon possiamo offriti una soluzione in grado di dare alla tua strategia un tocco “distruptive” ed allo stesso funzionale.

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